- ROMA - 31/03 - Pendulum @ Brancaleone
- ROMA - 30/03 - Mika Vainio @ Init
- ROMA - 30/03 - Trentemøller @ Alpheus
- ROMA - 10/03 - Benny Benassi & Eric Pridz @ Atalntico
- ROMA - 09/03 - Nina Kraviz & Fred P @ Rebel Rebel Warehouse
- ROMA - 09/03 - Joaquin "Joe" Claussell @ Room 26
- ROMA - 09/03 - RAIDERS OF THE LOST ARP @ Lanificio 159
- ROMA - 09/03 - DIXON @ Rashomon
- ROMA - 09/03 - Speedy J @ Rashomon
- ROMA - 09/03 - 2000 AND ONE @ Saponeria
- ROMA - 08/03 -Agoria @ Goa
- ROMA - 25/02 - Tale Of Us @ Rashomon
- Errore
-
- JUser::_load: Unable to load user with id: 66
- Letto 183 volte
- Video

Non ci sono più gli hit-hat epilettici di Let There Be Light! Sono spariti i bassi slapping attorcigliati di DVNO! E dov’è la cattiveria di Genesis, Stress o Waters Of Nazareth? Oh mio dio, non c’è! Ditemi dov’è!
Beh, cosa che vi aspettavate - tutte le canzoni appena citate non sono in questo disco, sono in †, e lì rimangono. Se ciò che volevate era un altro disco come quello, potete sempre riascoltarlo. Quello che invece ho provato a chiedermi, ascoltando Audio, Video, Disco è: quanto stimerei questi artisti se questo fosse il primo loro disco che sento? La risposta (peraltro abbastanza informale, nonché visibilmente romanesca) è “una cifra”.
La musica che trovere in Audio, Video, Disco, difatti, non è semplice elettronica. Non è nemmeno un rock citazionista, non è pop fine a sé stesso ma soprattutto (eh, già) è tutto tranne che una copia carbone del disco precedente, il quale rimane tra le stelle del nuovo firmamento elettronico – e sempre lì rimarrà. Audio, Video, Disco è qui soprattutto per raccontarci una storia, deducibile sin dalla copertina: la croce che prima si stagliava monolitica, astratta e dorata su di uno sfondo nero, in quest’album acquista un’imperiosa solidità, mutando in un gigantesco blocco di cemento dai toni desaturati incastonato nella Terra stessa, quasi a ricordare le copertine più metafisiche di Storm Thorgerson, il designer che rese leggendarie (a livello visivo, s’intende) le opere di Pink Floyd, Genesis, Led Zeppelin e molti altri ancora.
Tale curiosa metafora visiva è per l’appunto il tema del video di Audio, Video, Disco (girato da quel solito geniaccio di So Me, supervisore grafico di tutti i lavori dell’etichetta), che in maniera impeccabile ci illustra il trascorso dei due parigini Xavier De Rosnay e Gaspard Augè: i due super-Dj vengono ritratti davanti ai loro mega-amplificatori intenti nello sfoderar chitarre, testare batterie, e strimpellare beatamente dal vivo. È la rappresentazione del loro distacco dalla musica “solamente” elettronica (e dall’uso sfrenato di campionamenti: † ne vantava migliaia - alcuni espliciti e dichiarati, altri minuscoli e abilmente camuffati), e di come abbiano cominciato a suonare i pezzi con le loro sole forze – togliendosi anche lo sfizio di cantarci sopra personalmente.
Se tuttavia vi trovaste con la voglia di ritrovare i cari vecchi Justice di una volta, andate sul sicuro buttandovi su pezzoni come Civilization, che vanta ai vocals Ali Love (lo stesso di Do It Again dei Chemical Brothers), riff assassini à la Rage Against The Machine e tastierini alla Who – oppure ascoltate la mastodontica Canon, perfetto mix tra l’hard rock più sensazionalistico degli anni 80 e gli schemi attesa-crescendo-esplosione della più moderna house, corazzata da un sound crepitante che fa da raccordo con le precedenti hit Genesis e Waters Of Nazareth. Insomma, gentili lettori e lettrici, eliminate dalle vostre capocce il preconcetto (straripetuto dai più) secondo cui i Justice sarebbero null’altro che dei vili figliocci dei Daft Punk, e addentratevi nelle atmosfere neo-beatlesiane di pezzoni come On’n’On – con tanto di archi a ricordare i Led Zeppelin di Kashmir – o nei deliri disco-funkeggianti di Helix. Prendete il pianoforte tagliuzzato e ossessivo di Parade e sparateci sopra il superclappling di We Will Rock You dei Queen, aggiungeteci cori da stadio e orchestre di chitarre a go-go, e avrete un’estasi electro-progressive che vi sarà difficile trovare altrove.
Tuffatevi a occhi chiusi in Ohio, piccola perla electro-clash dove i Justice paiono lanciarsi nel territorio di Ladytron e Fischerspooner (esperimento già molto ben riuscito con la splendida Valentine, presente in †) per aggiungerci una mano di french-touch barocco. Il risultato è eccezionale e il viaggio prosegue frenetico verso episodi di rock retrofuturista (New Lands) e autoreferenzialità (Horsepower, ma anche la hidden track nascosta dopo l’ultimo brano). Insomma, apparentemente è tutto stupendo, ok – ma cosa manca?
Il punto è che mai s’era vista una band cambiare così radicalmente il proprio suono dopo solo un disco – specie se così di successo – e ai Justice va quindi il merito di essersi rivoluzionati da capo a piedi. Allo stesso tempo, però, non sono stati in grado di portare tale rivoluzione sonora “all’esterno”, cosa che era avvenuta in seguito all’uscita di † - non bisogna dimenticare, infatti, di come la loro mazzata di crunchy-french touch portò una ventata d’aria fresca all’elettronica tutta, facendo sì che si venisse a creare una vera e propria scena (come non se ne vedevano da anni) di cui l’etichetta Ed Banger è stata la punta di diamante, ma le cui gesta sono state seguite da artisti come Royksopp, Kelis, Cryptonites, Toxic Avengers, Evil Nine e altri – e la menzione più importante riguarda una vera e propria istituzione del big beat novantino: i Prodigy, che dichiaratamente architettarono il loro ultimo Invaders Must Die ispirati dalla nuova scena electro parigina - basti pensare alla title-track del disco, che ricalca goduriosamente lo schema di Phantom Pt.2 dei Justice.
È innegabile, tuttavia, come questo lavoro non abbia la stessa scintilla distruttiva (ma al tempo stesso rigeneratrice) che aveva il suo predecessore: è una cosa che ho realizzato solo dopo numerosi ascolti, ma † possedeva effettivamente una profondità immensa, una poetica convulsa spontaneamente generatasi da un nevrotismo isterico ma irresistibile al punto che riuscì a consacrare, con un solo disco, il duo francese ai vertici più alti dell’immaginario tecno-mitologico della musica del nuovo millennio.
Dopo un disco così, è comprensibile, l’unico modo di non subire il confronto col lavoro precedente (condanna eterna di ogni artista) era fare qualcosa che fosse del tutto diverso. E questa – è cosa certa – un’operazione che ai Justice è riuscita magnificamente. Il “ritorno alle origini” si rivelerà quindi una mossa profetica? O è stata solo una mossa azzardata?
Personalmente, posso darvi solo un consiglio. Non appena faranno una tappa nella vostra città, andateli a sentire: vi passerà ogni dubbio.
Diventa Produttore e Live Performer esplorando a fondo tutte le potenzialità di Ableton Live.
Impara a esibirti dal vivo in un Digital DJset o una Live Performance sfruttando le massime potenzialità di Ableton Live
Utilizza in modo consapevole e creativo tutti gli strumenti di Ableton Live preposti al mixing.
Preparati ad un viaggio approfondito sul suono e sulle tecniche per la sua lavorazione in ambito musicale.
E' il processo di rifinitura finale di una produzione musicale. Con questo corso imparerai a far suonare le tue tracce come non avevi mai sentito prima.
Impara a creare i tuoi strumenti e processori sonori personali con Max/MSP e ad utilizzarli all'interno di Ableton Live.
Diventa Produttore e Live Performer con un percorso didattico completo composto dai 3 moduli: Sound Design, Ableton Live, Mixing & Summing.
Scopri come nasce il suono e impara a creare la tua libreria personalizzata con le tecniche di sintesi digitale più sofisticate. 
Un corso di tecnica del suono concepito su misura per i musicisti/produttori 





