- ROMA - 31/03 - Pendulum @ Brancaleone
- ROMA - 30/03 - Mika Vainio @ Init
- ROMA - 30/03 - Trentemøller @ Alpheus
- ROMA - 10/03 - Benny Benassi & Eric Pridz @ Atalntico
- ROMA - 09/03 - Nina Kraviz & Fred P @ Rebel Rebel Warehouse
- ROMA - 09/03 - Joaquin "Joe" Claussell @ Room 26
- ROMA - 09/03 - RAIDERS OF THE LOST ARP @ Lanificio 159
- ROMA - 09/03 - DIXON @ Rashomon
- ROMA - 09/03 - Speedy J @ Rashomon
- ROMA - 09/03 - 2000 AND ONE @ Saponeria
- ROMA - 08/03 -Agoria @ Goa
- ROMA - 25/02 - Tale Of Us @ Rashomon
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Qualche sera fa ero in un pub, un pub veramente pessimo (forse il peggior pub in cui sia mai entrato!), deserto, discretamente impolverato e pure arredato male. Una roba tristissima che manco vi starò a spiegare, fatto sta che gli unici clienti eravamo io e la comitiva con cui mi trovavo, nonchè una coppietta di turisti che – evidentemente – si era smarrita. Si era tutti allegramente a parlare del più del meno, e dietro al nostro tavolo c’era un megaschermo versione gargantua che ci illumanava con la sua luce blu e che mandava in heavy rotation, come ciliegina sulla torta, pop indegno della serie Rihanna, Justin Bieber e compagnia bella.
Insomma, pur sapendo che Roma sorge a circa 300 metri sopra il livello del mare, cominciai a pensare che eravamo vicini all’inferno più di quanto credessimo. Tiro uno sguardo alla porta dell’uscita, che mi appare illuminata manco fosse un faro di speranza, e così facendo tiro fuori il necessario per girarmi la sigaretta della fuga – ma, a un certo punto, vengo bloccato. Quello schermo, che sino a prima ci aveva voluto tormentare col peggior R’n’B mai concepito, stava ora tirando fuori il suo coniglio dal cilindro.
La canzone di cui vi parlo ci bloccò tutti, portandoci soprattutto a chiederci se avessimo a che a fare più con una canzone house o un pezzo pop, ma nessuno ne venne a capo. Ma, come direbbe l’uomo saggio, “la verità sta nel mezzo”. E infatti quello che sentimmo altro non era che un simpatico ibrido, che ci portò a far conoscenza dell’esimio dj Martin Solveig (un tizio simpatico, basta vedere la copertina del suo ultimo disco, Smash, dove ha sfruttato forse inconsapevolmente la sua somiglianza col protagonista maschile di Juno per ritrarsi come uno sguaiato tennista, e che ha curato tutti i suoi video come fossero dei cortometraggi comici, bellissimi) e di un gruppetto dal potenziale veramente alto: i Dragonette.
I Dragonette sono un quartetto synth-pop capitanato dal vocione tonante di Martina Sorbara, cantante carismatica e dalla verve poderosa, che con questo featuring ha finalmente fatto raggiungere alla sua band un po’ della fama che meritava. Questo progetto canadese è in pista da qualche anno e ha sempre avuto buoni consensi della critica, ma bisogna ammettere che i progetti “in collaboration with” sono spesso risultati i più completi, i più pubblicabili e a volte anche i più particolari (prima su tutte la mitica Animale, realizzata assieme a Don Diablo e che vanta un video crudo e cripto-tossicomane: da vedere). Beh, tutto questo senza nulla togliere alle produzioni originali, sia ben chiaro! Ascoltate ad esempio Fixin To Thrill, un capolavoro di pop cazzuto e techno-futurista armato di riff crunchy e condito da cori pulp-morriconiani, un immischio tra Matrix e Kill Bill che ogni volta che lo sento – giuro - mi fa paura pensare a quanto è “potente”. Una canzoncina dal retrogusto sicuramente Ladytronico (dal sound oscuro, bello tetro) ma ammiccante al punto giusto da farti pensare che, se un giorno Tarantino si mettesse a fare un film di fantascienza, questa la andrebbe a piazzare sui titoli di testa.
Tornando a noi, il singolo sentito in quel disastroso pub, e di cui ora si van cantando le lodi, è il tormentone Hello, del dj francese Solveig e con la leader dei Dragonette ai vocals. Al primo impatto pare a tutti la classica canzoncina sciocca dell’estate, ma - tocca ammetterlo - è qualcosa di più: trattasi di un pezzo sicuramente orecchiabile, ma assolutamente non sciocco. Direi piuttosto una traccia spaventosamente ben composta, curata, con un suono meticolosamente studiato e una melodia ipertesa e ipnotica.
Una traccia dietro la quale c’è una lavorazione magistrale, piena inoltre di citazioni più o meno volontarie, tipo l’attacco che è un misto di We Will Rock you dei Queen e My Sharona degli Knack pompati digitalmente - mentre tutto il resto è pop ultramoderno, e il climax ha quel retrogusto (addirittura!) di post-punk.
E via così.
In Boys & Girls pare citare i DEVO, in Ready To Go i Daft Punk, mentre Racer 21 è la versione “riaggiornata” dei maestri Kraftwerk; tirando le somme, pare proprio che davanti non abbiamo lo stereotipo di dj ignorantone e buono solo per il tunza tunza, anzi. Tutto il contenuto del disco Smash è sempre in perfetto equilibrio tra il macello discotecaro e il pop colto, e al momento è difficile chiedere di più, in un mondo che vorrebbe “ciò che è canticchiabile” in mano a veri e propri artefatti umani come i sovracitati Bieber e Rihanna.
Forse non sarà il pop migliore del mondo, chissà, ma è almeno è un prodotto sincero, realizzato non per la smania di fare soldi bensì per il semplice gusto di offrire un motivetto allegro ai propri ascoltatori.
I quali, sentitamente, ringraziano.
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